Tassazione sulla carne: tutte le novità

La carne è un alimento fortemente presente nella nostra tradizione culinaria e in quella di moltissime altre parti del mondo.

In alcune zone, però, si registrano livelli molto alti di consumo di carne (per esempio in Australia e negli Stati Uniti), e non tutte le lavorazioni raggiungono gli standard di alcuni prodotti come il prosciutto di Parma, la mortadella di Bologna o la bresaola della Valtellina, che hanno ottenuto denominazioni che ne certificano la provenienza e la qualità, e proprio per le loro caratteristiche e gli alti standard qualitativi vengono esportati in tutto il mondo.

Inoltre, è risaputo ormai che un consumo eccessivo di carne non giova all’organismo umano, né tantomeno all’ambiente, se si considera quanto inquinano gli allevamenti intensivi, per non parlare di trasporto e stoccaggio.

Per tutti questi motivi, in Europa si sta pensando di introdurre una tassazione sulla carne.

Vediamo meglio nel dettaglio di cosa si tratta, le motivazioni alla base della scelta, e quali sono i pro e i contro.

Tassa sulla carne: una questione ambientale e di salute

È ormai da anni oggetto di studio il rapporto tra allevamenti di tipo intensivo e produzione di gas serra. Gli allevamenti intensivi sono, come dicevamo, tra le principali cause dell’inquinamento da polveri sottili e gas serra: ciò vale sia per la produzione sul nostro territorio che in maniera più generalizzata. Un fenomeno che va di pari passo con l’aumento progressivo della popolazione mondiale, al quale corrisponde naturalmente una necessità sempre crescente di cibo disponibile, tra cui, appunto, la carne.

L’aumento del numero degli allevamenti è direttamente collegato alla diminuzione del suolo disponibile per altre attività (per esempio le coltivazioni) e, all’utilizzo di ingenti quantità di acqua, bene prezioso e verso il quale l’attenzione è sempre al massimo per evitare sprechi.

Esiste quindi una questione ambientale legata strettamente a una produzione intensiva di carne a livello mondiale, capace di soddisfare la richiesta del mercato.

L’Europa si è posta l’obiettivo di raggiungere la «neutralità climatica» entro il 2050. Come L’Ue, anche altri Paesi si stanno muovendo in questa direzione, coordinandosi a livello internazionale (un esempio sono gli accordi di Parigi).

Ridurre le emissioni di gas serra è uno degli obiettivi sui quali i grandi della Terra si sono impegnati: il successo o il fallimento di azioni e iniziative internazionali passa anche da questioni come questa che, anche se apparentemente insufficienti se prese da sole, permettono nell’insieme di guardare al futuro con maggior ottimismo.

Una delle soluzioni proposte riguarda quindi la tassazione sugli alimenti considerati poco ecosostenibili e dannosi per il nostro pianeta.

Oltre alla questione ambientale, l’idea di introdurre una tassazione sulla carne è legata anche a problemi di tipo sanitario. Dopo anni di studi e ricerche su questo tema, è oggi ormai assodato che il consumo di un abbondante quantitativo di carne, in particolare quella rossa, comporta l’insorgere di diverse tipologie di malattie, che possono variare dal cancro al diabete, fino a quelle cardiache. Qualsiasi medico indirizza i propri pazienti verso un consumo consapevole di carne, per uno stile di vita più salutare che aiuti il nostro organismo.

Tassazione sulla carne: obiettivi e costi

Dati questi presupposti, la tassa sulla carne andrebbe ad affiancare quelle già esistenti per altri prodotti, come il tabacco e l’alcol. La proposta, presentata durante l’evento «The True Price of Meat» dagli europarlamentari Mohammed Chahim e Sylwia Spurek del gruppo S&D e da Bas Eickhout dei Verdi, sarebbe basata su una tassazione progressiva del prezzo della carne, con un’aliquota di circa il 25%, stimata sulla base di uno studio del Ce Delft (istituto di ricerca indipendente con sede nei Paesi Bassi).

Attraverso questa tassazione si riuscirebbero a sostenere i costi della collettività legati all’inquinamento degli allevamenti, soprattutto quelli di grandi dimensioni. La proposta rientrerebbe nel pacchetto di politiche Farm to Fork della Commissione europea

Ma facciamo attenzione: l’ipotesi non mira a una cessazione totale del consumo di carne, che naturalmente avrebbe conseguenze negative dal punto di vista economico, andando a impattare su tutto il settore dell’allevamento, della macellazione, della lavorazione e della distribuzione; insomma, un effetto domino che interesserebbe tutta la filiera legata al mondo degli alimenti a base di carne. L’obiettivo è invece quello di disincentivare l’acquisto, per diminuire di conseguenza il consumo, con effetti benefici sull’ambiente, sul nostro organismo ma anche sulla sanità pubblica. Di conseguenza, alimenti più “sani” come frutta e verdura non subirebbero nessuna tassazione ulteriore. Per dare qualche numero e farci un’idea più precisa di cosa si sta parlando, gli aumenti stimati su 100 grammi di carne sono:

  • carne bovina: + 0,47 €;
  • carne suina: + 0,36 €;
  • carne bianche (per esempio il pollo): + 0,17 €.

Pro e contro di una tassa sulla carne

Naturalmente l’idea di una tassazione sulla carne non è stata accolta da tutti con favore. In Italia, la Coldiretti si è detta fortemente contraria all’introduzione di questa misura. È evidente che un provvedimento simile, se applicato in maniera iniqua e senza tener conto della risposta e delle esigenze del settore, possa impattare negativamente su tutto il sistema, dall’allevatore al ristoratore fino al consumatore.

Tuttavia, per quanto concerne i consumatori, è difficile sapere se i rincari di qualche centesimo possano indirizzare la scelta verso altri tipi di alimenti. L’utilizzo della carne è infatti una questione storica e culturale, legata alla tradizione locale o nazionale (non solo quella italiana o europea). Non possiamo quindi prevedere con certezza se la misura disincentiverà il consumo della carne, facendo cambiare le abitudini alimentari di una fetta importante della popolazione mondiale, essenzialmente quella occidentale.

L’idea di orientarci verso la cosiddetta dieta mediterranea, che contempla l’assunzione di tutti gli alimenti nella giusta dose, è sicuramente un obiettivo che porterebbe benefici all’ambiente e alla salute dei cittadini, con effetti anche sui sistemi sanitari nazionali. Ma deve essere analizzata con molta ponderazione, studiandone tutti gli aspetti e le conseguenze socioeconomiche.

Inoltre, è opportuno stabilire alcune norme per evitare che una tassazione sulla carne possa produrre effetti contrari a quelli che si era proposta, magari incentivando allevamenti ancor più grandi e portati avanti con pratiche ancor meno ecosostenibili per ridurre i costi di gestione dell’azienda. Una delle ipotesi in campo è di aiutare chi sceglie di indirizzarsi verso produzioni biologiche, più rispettose dell’ambiente e della collettività.

Sembra che la tassazione della carne presentata al Parlamento europeo vada proprio nella direzione di premiare i produttori che immettono sul mercato cibi ecosostenibili, rispettosi dell’ambiente, della collettività e degli stessi animali.

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