Guerra in Ucraina: aumenti di prezzo per il grano in vista?

Mai come in questi ultimi anni abbiamo sperimentato sulla nostra pelle come eventi anche lontani da noi possano influenzare l’economia mondiale e, più direttamente, quella di casa nostra.

Ovviamente la pandemia da COVID-19 ha interessato tutti noi, ma se sembra che se ne stia lentamente uscendo, dobbiamo ancora fare i conti con le conseguenze. Recentissima invece la guerra in Ucraina, che oltre all’emergenza umanitaria sta avendo pesanti ripercussioni sul mercato e sulle esportazioni. Non ultima, infine, la siccità: la mancanza di piogge sulla nostra penisola sta facendo soffrire i raccolti, e di conseguenza tutto il mercato nostrano.

È quindi inevitabile che il prezzo del grano veda ulteriori incrementi, come anche altre materie prime e prodotti (l’olio di girasole, per esempio).

Vediamo rapidamente le principali cause di questi aumenti di prezzi e cerchiamo di capire come potrebbero evolversi le cose.

Il COVID-19 e la Cina

La strategia messa in atto dalla Cina al fine di arginare i contagi, cosiddetta “zero-Covid”, ha rallentato tantissimo, negli ultimi due anni, le esportazioni e i trasporti in generale, perché prevedeva di chiudere completamente zone o città intere fin dai primi segni di contagio, il che ovviamente ha interessato spesso i porti da cui partono le navi container.

Per questo, molti settori, tra cui quello agroalimentare, stanno spesso soffrendo la mancanza di approvvigionamenti.

Ultimamente, però, la Cina sta rivedendo questa strategia, rendendola più elastica, il che offre una boccata d’ossigeno, sicuramente, per tutto il mercato.

La guerra in Ucraina: grano, speculazione e gas

Sicuramente è la guerra in Ucraina, attualmente, a destare le maggiori preoccupazioni per il benessere del mercato agroalimentare e per la filiera dei prodotti da forno in particolare.

Da una parte, infatti, le sanzioni imposte alla Russia da gran parte dei paesi dell’Occidente, Italia compresa, hanno portato a un aumento ulteriore dei prezzi del gas (rifornito in buona parte dalla Russia) e dell’energia in genere.

Dall’altra, naturalmente, i paesi coinvolti hanno visto venir meno la possibilità di continuare a giocare il loro ruolo abituale nel mercato delle esportazioni di grano, orzo, olio (soprattutto di girasole) e fertilizzanti, il che sta mettendo in difficoltà tutto il mercato europeo, che per un motivo o per l’altro ha bisogno di prodotti del genere per muovere tutta la filiera.

Secondo i pastai di Unione Italian Food, però, non è direttamente la crisi delle esportazioni a provocare i rincari di cui siamo testimoni (limitatamente al grano duro, c’è da precisare), ma la speculazione che ruota intorno all’aumento dei prezzi dell’energia, al cambiamento climatico e a settori commerciali (come quello dei trasporti) in forte crisi. Anche Assorurale è della stessa opinione e rassicura sull’abbondanza di scorte di grano duro.

Naturalmente il problema del grano tenero, di cui l’Ucraina è una delle maggiori esportatrici. Ma un piano per fronteggiare la crisi c’è: dall’Unione europea, infatti, arriva il via libera alla semina, in Italia, di altri 200 mila ettari di terreno per la produzione di mais, di grano duro e tenero, proprio per sopperire alla mancata importazione di questi beni dai paesi coinvolti nella guerra.

Le superfici coinvolte interessano soprattutto la Campania, la Lombardia e il Piemonte, ma secondo Coldiretti potranno quintuplicare, per venire incontro alle necessità sul lungo periodo, se verranno presi in considerazione anche terreni oggi incolti per vari motivi.

Noi di Mondo Alimenti e i nostri fornitori

Noi di Mondo Alimenti ci impegniamo sempre al massimo per garantire la soddisfazione dei nostri clienti. E non è solamente uno slogan, ma un nostro diretto impegno: anche in occasioni come questa, infatti, siamo in grado di fronteggiare le richieste di tutti i nostri clienti con prodotti di alta qualità, vista la quantità di rapporti che intratteniamo con grandi e piccoli fornitori nazionali e internazionali, specialmente aziende all’avanguardia sia dal punto di vista della produzione che dal punto di vista dell’impatto ambientale ed energetico.

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