Alla scoperta del Pomodorino del Piennolo del Vesuvio

Dalle pendici del Vesuvio ha origine una delle varietà più particolari del pomodoro: il piennolo del Vesuvio. Non si tratta di un pomodoro qualunque ma di una tipologia “di nicchia” – non viene prodotto in grandi quantità ed è quindi venduto a prezzi leggermente superiori – con la peculiarità di presentare un sapore che cambia con il tempo e, soprattutto, la capacità di conservarsi anche per un anno.

Il Pomodorino del Piennolo del Vesuvio è diventato DOP (Denominazione di Origine Protetta) nel 2009 e la sua zona di coltivazione è molto ristretta. Uno dei suoi tratti distintivi è il cosiddetto pizzo nella sua parte apicale e può essere mangiato anche da chi è allergico al nichel. In cucina si abbina bene con pesce, pizza e bruschette.

Ma andiamo a vedere nel dettaglio le origini e le proprietà nutrizionali di questo particolare pomodoro fino alle sue principali ricette in cucina.

Caratteristiche e proprietà del Pomodorino del Piennolo

Il Pomodorino del Piennolo del Vesuvio è un’antica varietà di pomodoro coltivata sulle pendici del Vesuvio. Questo pomodoro è particolarmente apprezzato per le sue caratteristiche organolettiche uniche e per la sua storia radicata nella tradizione agricola della zona.

Viene considerato generalmente una varietà di pomodoro di nicchia data la zona ristretta di coltivazione, e quindi non prodotto a quantità industriale, e solitamente nei supermercati dispone di un angolo dedicato.

Ciò che rende speciale questa varietà è la sua forma ovale allungata, lievemente a pera o a cilindro, che presenta un pizzo (detto anche spungillo) ben visibile sulla sua parte apicale. La sua colorazione può variare a seconda della fase di maturazione, da giallo-arancio a un rosso intenso.

Il suo sapore unico è dato dalle particolari caratteristiche del territorio in cui viene esclusivamente coltivato: il terreno vulcanico situato alle pendici del Vesuvio, infatti, è ricco di zuccheri e sali minerali e ciò si riflette sulle proprietà organolettiche del piennolo.

Rispetto ad altri pomodori, il sapore non è sempre uguale ma cambia nel tempo; se inizialmente abbiamo un sapore più dolce, con il passare del tempo perde acqua e si concentrano i minerali portando così ad un sapore più amarognolo.

Il Pomodorino del Piennolo è ricco di proprietà nutrizionali, su tutte la Vitamina A e C ma sono presenti in grandi quantità anche sali minerali come calcio, fosforo e potassio. Il pomodorino del Vesuvio è anche un ottimo antiossidante naturale grazie ad una decisa presenza di licopene che contribuisce a contrastare la produzione di radicali liberi.

Altra caratteristica rilevante del Pomodorino del Piennolo è la sua capacità di conservarsi per un anno dopo la sua coltivazione, unica varietà di pomodoro ad esserne in grado. La tradizionale tecnica di conservazione ha dato anche il nome a questa varietà dal momento che “piennolo” non vuol dire altri che pendolo: questi pomodori, infatti, sono raccolti a grappolo con uno spago (solitamente viene utilizzato uno spago naturale di canapa) e lasciati a penzoloni dai balconi per farli asciugare come si può vedere ancora oggi nei luoghi di produzione e nei negozi di prodotti tipici.

La treccia – così viene anche chiamata questa particolare rilegatura – viene tenuta in luoghi asciutti e ventilati.

La pacchetella (termine tipico napoletano) è una tecnica tradizionale per la conservazione del Pomodorino del Piennolo: questo viene tagliato a filetti e schiacciato manualmente nel barattolo con l’aggiunta di un pizzico di sale per poi pastorizzarlo in modo tale da avere una conservazione lunga nel tempo.

La storia e le origini

Il Pomodorino del Piennolo del Vesuvio ha origini antiche che risalgono al Perù: nel XVIII secolo l’allora viceré donò alla corte reale di Re Ferdinando IV questi particolari pomodori in occasione della sua incoronazione raccomandandosi che venissero coltivati in un’area fertile del Regno di Napoli.

Il terreno selezionato fu quello dell’area vesuviana, zona che ancora oggi rappresenta l’unica nella quale questo pomodoro viene coltivato. Si tratta di una delle produzioni più antiche di quell’area e le prime testimonianze dettagliatamente documentate risalgono alle pubblicazioni della Regia Scuola Superiore di Agricoltura di Portici negli anni 1885, 1902 e 1916.

Si narra che i naviganti e i pescatori di Torre del Greco, a fronte delle lunghe navigazioni che dovevano sostenere, decidevano di trasportare i piennoli intrecciati tra loro con il lezzino catramato (utilizzato per scopi marinareschi), usato come spago: l’odore del catrame funzionava meglio di qualsiasi altro repellente contro gli insetti e proteggeva quindi i pomodori garantendone l’integrità e la durata della scorta.

Le ridotte esigenze per la sua coltivazione e la capacità di conservarsi a lungo grazie allo spessore della buccia hanno fatto sì che nei secoli precedenti questa varietà di pomodoro si fosse affermata più di altre. Inoltre, questo pomodoro rispondeva alle necessità di disporre di un prodotto fresco anche nei mesi invernali per le preparazioni domestiche come la pizza e i primi piatti, da sempre tra i principali protagonisti della cucina napoletana.

Il piennolo del Vesuvio rappresenta un esempio di biodiversità e di resilienza all’ambiente avverso poiché negli anni è stato coltivato in un ambiente asciutto e povero d’acqua, in collina. Per questo il pomodoro, potendo nutrirsi solo della rugiada mattutina come acqua, con il tempo ha sviluppato il suo tipico pizzo per far scorrere la goccia su di esso a farla finire sulla pianta.

Ricette e usi in cucina del Pomodorino del Piennolo

Gli utilizzi che si possono fare del Pomodorino del Piennolo del Vesuvio in cucina sono svariati, così come gli abbinamenti da proporre a tavola. Per un’adeguata preparazione bisogna tenere a mente che questo pomodoro non ha bisogno di una lunga cottura ma di una semplice “scottatura”, ovvero una cottura velocissima, per non bruciare le sue proprietà organolettiche.

La sua versatilità in cucina lo rende un ingrediente apprezzato nella cucina tradizionale campana e italiana in generale. Viene usato spesso per la preparazione di sughi, salse e conserve; generalmente viene impiegato per la preparazione di primi piatti semplici. Il piennolo, così come altri pomodori, si abbina bene con una gustosa bruschetta o con la pizza. Un alimento con cui il piennolo si accompagna particolarmente bene a tavola è il pesce poiché il suo retrogusto amarognolo si sposa bene con il sapore vivace dei prodotti di mare.

Un gustoso piatto da preparare in pochi minuti grazie all’utilizzo del Pomodorino del Piennolo del Vesuvio sono sicuramente gli spaghetti sciuè sciuè, classico primo piatto della cucina napoletana, per cui occorrono anche uno scalogno, 100 grammi di ricotta romana e condimenti quali sale, olio, pepe e basilico e vino bianco.

Innanzitutto, soffriggete lo scalogno, aggiungete un po’ di vino bianco e lasciate sfumare. Unite i pomodorini, aggiungete sale, pepe e basilico. Cuocete per circa 15 minuti a fuoco medio. Scolate la pasta al dente e unitela al condimento, infine aggiungete la ricotta.

Un’altra valida opzione per i pomodori piennoli in cucina è rappresentata dai paccheri con gamberi: lessate quest’ultimi in acqua bollente e salata, soffriggete due spicchi d’aglio in padella con un filo d’olio e la testa dei gamberi, e aggiungeteli al sugo.

Aspettare poi qualche minuto per sfumare con un po’ di vino bianco e lasciare evaporare l’alcol, poi aggiungere i pomodorini lavati e tagliati a metà e regolare con sale e pepe. Una volta eliminato l’intestino dai gamberi aggiungeteli al sugo e fate cuocere per tre minuti. Insaporite con succo di limone e la sua scorza grattugiata. Unite anche un trito fine di prezzemolo. Scolate i paccheri e saltateli nel sugo prima di servirli.

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