Alimenti Biologici di origine vegetale

Quando si parla di biologico si pensa istintivamente a un alimento di origine vegetale prodotto rispettando l’ambiente ed evitando l’utilizzo di fertilizzanti agricoli sintetici. In pratica si immaginano biologici i cereali, i legumi, gli ortaggi, la frutta e la verdura prodotti con metodi per così dire “casalinghi”. In realtà la filiera del biologico nel mondo è una macchina ben oliata che lavora a pieno regime e che sta acquisendo sempre più spazio nel mercato.

Ma come facciamo a riconoscere effettivamente un prodotto vegetale biologico? In che cosa si differenzia da tutti gli altri vegetali che affollano i reparti dei supermercati e dei mercati dove andiamo a fare la spesa?

Principi generali in materia di produzione biologica

La produzione biologica è regolamentata a livello comunitario, quindi europeo, da stringenti norme che ne assicurano la qualità e che permettono un riconoscimento e un’etichettatura certificati. La comunicazione del termine biologico può essere usata infatti solo se il prodotto finale dimostra di aver rispettato, lungo tutto il percorso produttivo, le modalità di coltivazione, manipolazione, trasformazione e commercializzazione stabilite.

Per il settore d’origine vegetale la disciplina prevede:

  • Utilizzo minimo di fattori esterni;
  • Utilizzo di mezzi tecnici d’origine naturale o prodotti da aziende anch’esse biologiche;
  • Utilizzo di sistemi a difesa delle colture;
  • Esclusione di prodotti minerari di sintesi per la concimazione;
  • Miglioramento della fertilità del suolo e arricchimento della biodiversità.

Queste regole hanno quindi l’obiettivo di permettere una produzione che garantisca l’equilibrio ecologico locale e contenga i fenomeni di compattazione ed erosione del suolo. Tutto questo, tenendo sempre presente la necessità di limitare l’impiego di risorse energetiche non rinnovabili e l’utilizzo di input esterni.

Gestione del suolo e avvicendamenti colturali 

Come abbiamo visto, una gestione del suolo che possa dirsi biologica deve tenere conto delle necessità di rigenerazione terrena e biodiversità dell’ambiente. A fronte di questi principi generali, la regolamentazione europea specifica i due trattamenti indispensabili per il mantenimento ecologico del suolo: utilizzo di fertilizzanti di origine naturale (letame e materiale agricolo) e avvicendamento colturale.

Quest’ultimo è definito dalla rotazione pluriennale delle coltivazioni – rotazioni che devono essere impostate a monte, al fine di migliorare la fertilità dei terreni agricoli. Al più generale principio comunitario in materia di rotazione delle coltivazioni si è aggiunto poi un decreto ministeriale (DM 18354/2009) che permette la ri-coltivazione della stessa specie vegetale sulla medesima superficie, ma solo dopo due cicli colturali di specie diverse, uno dei quali destinato a coltura da sovescio o destinato a leguminosa. Le colture ritenute adatte alle pratiche di sovescio sono ad esempio il riso, la segale o il trifoglio.

Il ministero dell’Agricoltura italiano ha fatto chiarezza in materia attraverso alcune note ministeriali:

  • Tutte le sequenze colturali di specie diverse e maggiori di tre cicli colturali sono considerate conformi;
  • Tutte le sequenze colturali che presentano coltura erbacea poliennale sono conformi;
  • Tutte le colture consociate con leguminose sono considerate al pari di quelle leguminose in purezza;
  • Tutte le colture di sovescio devono stazionare sul campo per un periodo non inferiore ai 70 giorni;
  • Un erbaio misto foraggero può ritenersi di sovescio nel caso in cui sia composto da almeno tre essenze, si cui il 50% in peso di leguminose, e se sono passati almeno 70 giorni dall’ultimo sfalcio all’interramento della coltura.

Pratiche di concimazione e difesa dalle infestanti 

Abbiamo visto quindi che l’uso di fertilizzanti sintetici e minerari azotati è severamente vietato. La coltivazione biologica deve far ricorso a fertilizzanti specificatamente biologici come:

  • Letame o letame essiccato;
  • Sottoprodotti di origine vegetale;
  • Pollina e borlande;
  • Alghe o prodotti a base di alghe;
  • Carbonato di calcio di origine naturale o farina di roccia.

L’elenco completo delle matrici previste è consultabile nell’allegato I del Reg. (CE) 889/08.

Per quanto riguarda il letame non è espressamente prescritta la provenienza da allevamenti biologici, ma l’utilizzo è consentito solo per le tipologie che non provengono da allevamenti industriali. Questi ultimi infatti presentano delle condizioni di produzione che contrastano con la salvaguardia della dignità animale (gli animali sono tenuti in condizioni di luce controllata artificialmente o spesso in assenza stessa di luce, sono permanentemente legati o stabulati su pavimentazione grigliata dove non dispongono di zone di riposo dotate di lettiere vegetali).

L’utilizzo limitato di materiale fertilizzante minerario costringe l’agricoltore biologico ad affidarsi a stringenti misure di prevenzione per tutelare le colture dall’attacco di parassiti, malattie o infestanti. La difesa da questi, infatti, va effettuata unicamente attraverso mezzi meccanici o fisici come l’insaccamento dei frutti e le trappole adesive, o grazie all’utilizzo di nemici naturali dei parassiti (coccinelle e vespe, l’utilizzo di repellenti naturali leciti come aglio, peperoncino e Azadirachta indica).

La svolta Bio 

Il recentissimo Green Deal europeo, rilanciato dalle conferenze internazionali di questi ultimi mesi (G20 di RomaCOP 26 Glasgow), ha fissato l’obiettivo della neutralità climatica da raggiungere entro il 2050. Una sfida fortemente ambiziosa, che rende il contributo dell’agricoltura biologica centrale soprattutto nelle pratiche di riduzione nell’utilizzo di antibiotici, fitofarmaci e fertilizzanti chimici. In questo quadro, l’Italia si sta dimostrando apripista accrescendo ulteriormente la reputazione che il Paese mantiene in merito a qualità produttiva e serietà di controlli.

La progressiva evoluzione che il settore ecologico in Italia sta mostrando è innegabile, nonostante le aeree del Sud risultino meno coinvolte. Secondo le stime ISMEA il settore ha resistito all’urto delle crisi economica dimostrando una crescita generalizzata delle vendite alimentari che hanno registrato un vigoroso aumento del 6% nel solo periodo natalizio del 2020 e del 4.4% su base annua (per un valore di 3,3 miliardi di euro).

Ma ad oggi il divario produttivo e il relativo aumento del prezzo restano le principali sfide da superare per diffondere ancora più capillarmente la cultura del consumo bio nel mondo. Le regole stringenti ma necessarie a cui la produzione biologica è soggetta squilibrano la competizione sul piano economico con le produzioni massive e industriali che hanno messo in ginocchio il pianeta. L’obiettivo è quello di riuscire a conciliare una filiera agro-alimentare ecologica e sostenibile con le necessità nutritive della crescente popolazione mondiale.

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